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Esperanto, sovrappopolazione e altro...


Diario


16 maggio 2012

La Gelmini fu sfiduciata: è un episodio da dimenticare, cancelliamolo

POST SCRITTO IL 20 SETTEMBRE 2009

Dall'"Espresso" del 16 Settembre 2009 ("E' caduta una Mariastella" di Roberto Di Caro e Denise Pardo):

Poi, nel '98, con 300 preferenze, è la prima eletta al consiglio comunale, di cui diventa presidente. La scalata è cominciata. Ma nel 2000 arriva la tegola: tre su sei dei consiglieri di Forza Italia la destituiscono con una mozione votata dagli alleati civici e dall'opposizione. Diatribe interne, raccontano: l'ala "laica" di Franco Nicoli Cristiani, allora come oggi assessore regionale, contro i cattolici di Romele.

Nel sito del governo la biografia della Gelmini non solo non accenna minimamente a questo incidente, ma afferma che è stata presidente fino al 2002:

Entrata in Forza Italia sin dal 1994, nel 1998 è stata prima degli eletti al Comune di Desenzano, ricoprendo sino al 2002 la carica di Presidente del Consiglio Comunale.

Posso capire l'omissione, ma non la balla: se è stata sfiduciata nel 2000 immagino che nel 2001 e nel 2002 il presidente fosse qualcun altro.




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8 marzo 2012

Berlusconi: sono di gran lunga il migliore

POST SCRITTO L'11 SETTEMBRE 2009

Credo sinceramente di essere stato e di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio che l'Italia abbia potuto avere in 150 anni della sua storia.

Silvio Berlusconi

AGGIORNAMENTO DEL 14 SETTEMBRE 2009

Dal "Corriere della sera" del 12 Febbraio 2006:

Il leader dei Radicali Daniele Capezzone sul premier: «Berlusconi si paragona a Napoleone e Churchill. Mi ricorda la barzelletta dei due matti: uno dice "Io sono Mosè e Iddio mi ha dato le tavole della legge" e l'altro, offeso "Ma guarda che io non ti ho dato niente!". Ecco, lui potrebbe essere il secondo matto, mentre per il novello Mosè bisogna scegliere tra Bondi e Fede».

AGGIORNAMENTO DEL 29 SETTEMBRE 2009

In quest'audiovideo messo su YouTube da idvcosenzastaff c'è un taglio nascosto a 4:05 circa, dopo "E le dico". In realtà Berlusconi dice: "E le dico, mettendo in campo una vecchia esperienza che mi deriva da una mia zia" e racconta di una sua zia che si faceva i complimenti da sola perché nessuno gliene faceva. Dopo l'aneddoto sulla zia c'è la ben nota stupidaggine.

L'audiovideo senza taglio si trova qua:

http://www.youtube.com/watch?v=bIVjoPqwyxA

Tra zia e nipote però ci sono delle differenze, che sono tutte a favore della zia. Prima di tutto la zia non si vantava in pubblico ma a casa sua davanti allo specchio, e poi diceva "come sono bella", non "sono di gran lunga la più bella donna degli ultimi 150 anni".




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16 gennaio 2012

Un articolo di "Lotta Continua" citato in modo discutibile

POST SCRITTO IL 16 FEBBRAIO 2009

Nel libro di Sofri "La notte che Pinelli" è riportato un brano tratto da un articolo uscito su "Lotta Continua" il 6 Giugno 1970:

A questo punto qualcuno potrebbe esigere la denuncia di Calabresi e Guida per 'falso ideologico in atto pubblico'; noi, che più modestamente di questi nemici del popolo vogliamo la morte, ci accontentiamo di acquisire anche questo elemento [...] Questo processo lo si deve fare, e questo marine dalla finestra facile dovrà rispondere di tutto. Gli siamo alle costole ormai, ed è inutile che si dibatta 'come un bufalo inferocito che corre per i quattro angoli della foresta in fiamme'.
 
L'articolo è intitolato "Un'amnistia per Calabresi?". La frase sul bufalo è una citazione. Forse, ipotizza Sofri, si tratta di "una citazione maoista sull'imperialismo".

E' un brano certamente assai sinistro, però parla anche di una denuncia e di un processo. 
 
Esso è citato anche nel libro di Gemma Capra e Luciano Garibaldi, ma con dei tagli piuttosto tendenziosi, che fanno sparire il riferimento alla denuncia, al processo e all'"accontentarsi":
 
Questo marine dalla finestra facile dovrà rispondere di tutto. Gli siamo alle costole, ormai, ed è inutile che si dibatta come un bufalo inferocito (...) Qualcuno potrebbe esigere la denuncia di Calabresi per falso in atto pubblico. Noi, che più modestamente di questi nemici del popolo vogliamo la morte...
 
Così è molto più inquietante: chi l'ha scritto sembra pronto a sparare a Calabresi la mattina dopo. In rete si trova solo questa versione monca. Alcuni scrivono che l'autrice delll'articolo è Camilla Cederna, ma è ovviamente falso.




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14 novembre 2011

Prahistoria futbalo


El la blogo de http://www.sunflower.com/~miner/




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15 ottobre 2011

Il misterioso gesto di Luca Toni

POST SCRITTO IL 10 FEBBRAIO 2009



In un commento ad un post di Malvino ho scritto per errore che il gesto che fa Luca Toni dopo aver segnato somiglia a quello che faceva con entrambe le mani Roberto Baggio quando era al Bologna, gesto che significava "Non vi sento, esultate di più". In realtà la memoria mi ha ingannato: ho rivisto poco fa il gesto di Toni e non saprei che significato attribuirgli.

Wikipedia dà al momento questa interpretazione:

Celebre è il suo gesto dopo aver segnato un gol, nel quale muove la mano destra a coppa vicino all'orecchio destro, gesto che sta a significare: "non so se hai capito cosa ho fatto!"

Somiglia a una delle ipotesi di Malvino: "avete visto?".

Altre ipotesi
qua.

AGGIORNAMENTO DEL 16 OTTOBRE 2011

Dal "Corriere della sera" dell'1 Novembre 2005:

Una mano che ruota intorno all' orecchio: questa l' esultanza di Luca Toni a ogni suo gol. Un' idea pensata per gli amici: questo gesto, infatti, è rivolto a loro, come a dire: «Non so se rendo l' idea di quello che ho combinato»




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15 settembre 2011

Una citazione di Goffredo Parise

POST SCRITTO IL 27 AGOSTO 2009

Circola in rete questa pseudo-citazione di Goffredo Parise:

Il Veneto è la mia Patria. Sebbene esista una Repubblica Italiana, questa espressione astratta non è la mia Patria. Noi veneti abbiamo girato il mondo, ma la nostra Patria, quella per cui, se ci fosse da combattere, combatteremmo, è soltanto il Veneto. Quando vedo scritto all'imbocco dei ponti sul Piave fiume sacro alla Patria mi commuovo, ma non perché penso all'Italia, bensì perché penso al Veneto.

Era presente anche nella voce di Wikipedia dedicata a Parise ed è tuttora presente in altre voci, ad esempio in questa*.

Quando l'ho letta mi sono insospettito e ho fatto una ricerca per verificare se Parise ha scritto proprio così. Non sono riuscito a trovare il testo integrale, ma ho comunque appurato che la presunta citazione è un mezzo pasticcio in cui sono incollati assieme brandelli di frasi.

Ad esempio, dopo "questa espressione astratta non è la mia Patria" non c'è un punto, ma la frase continua:

Sebbene esista una Repubblica Italiana questa espressione astratta non è la mia Patria e non lo è per nessuno degli italiani che sono invece veneti, toscani, liguri e via dicendo.

Inoltre "Noi veneti abbiamo girato il mondo" non è l'inizio di una frase. Ecco la citazione esatta:

Ho girato il mondo fino a quando mi ha sorretto la gioventù e lo spirito di curiosità e di ansia esistenziale che, oltre a Comisso, doveva avere certamente per primo Marco Polo. Con lo stesso candore e incoscienza noi veneti abbiamo girato il mondo: ma la nostra Patria, quella per cui se ci fosse da combattere combatteremmo è soltanto il Veneto.

In quello stesso testo Parise parla anche del veneto, affermando che come scrittore la sua "patria linguistica è l'italiano" e che non ama i dialetti come lingue letterarie, anche se quando può parla "con infinito piacere il dialetto perché è la lingua della mia Patria".

NOTE

*La leverei sostituendola con una citazione esatta, ma sarebbe necessario tradurla in veneto. Non conosco il veneto e non mi va di lasciare in bianco lo spazio dedicato alla traduzione.

AGGIORNAMENTO DELL'11 FEBBRAIO 2012

In una presentazione PowerPoint che ho trovato in rete il professor Fabio Lando cita più ampiamente il brano in questione:

Il Veneto è la mia patria. Do alla mia patria lo stesso significato che si dava durante la prima guerra mondiale all’Italia: ma l’Italia non è la mia Patria e sono profondamente convinto che la parola ed il sentimento di Patria è rappresentato fisicamente dalla terra, dalla regione dove uno è nato. Sebbene esista una Repubblica Italiana questa espressione astratta non è la mia patria e non lo è per nessuno degli italiani che sono invece veneti, toscani, liguri e via dicendo...
… ho girato il mondo fino a quando mi ha sorretto la gioventù e lo spirito di curiosità e di ansia esistenziale che, oltre a Comisso, doveva avere certamente per primo Marco Polo. Con lo stesso candore ed incoscienza noi veneti abbiamo girato il mondo: ma la nostra Patria, quella per cui se ci fosse da combattere combatteremmo è soltanto il Veneto. Con il ricordo dei suoi odori di polenta che uscivano un tempo dai fumaioli delle case durante l’inverno uggioso, nebbioso e nordico, gli odori di paglia, di letame, di grano, e di fieno durante l’estate. Quando vedo scritto all’imbocco dei ponti sul Piave: “Fiume Sacro alla Patria” mi commuovo ma non perché penso all’Italia bensì perché penso al Veneto. Fuori dal Veneto per me è terra straniera e forse ostile...

(Da "Il grande libro del Veneto", a cura di E. Sturani, Mondadori, 1985)




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21 luglio 2011

Beppino Englaro: non sono abituati alle cose limpide

POST SCRITTO L'8 FEBBRAIO 2009

Il ministro Giorgia Meloni in
un'intervista sul "Giornale" ha criticato Beppino Englaro:

"Ho dei grandi dubbi sull’utilità della spettacolarizzazione che si è oggettivamente prodotta su questo caso. Ma anche per il carattere pubblico della sua battaglia."
 
Nella sua intervista sul "Pais" Beppino Englaro si dice appunto convinto che ciò che dà fastidio è che lui agisca alla luce del sole, nella legalità:
 
"Siempre me he movido en la legalidad más estricta porque no tenía otra alternativa. Si ellos quieren obstaculizar la legalidad no es algo que yo pueda controlar. Yo me defiendo con el derecho, como siempre. Si ellos quieren verificar cosas que ya han sido verificadas muchas veces significa que, por su parte, es una cosa infinita. Pero esta historia siempre ha sido clara, neta y límpida. Eso es lo que les molesta. Se ha hecho de una manera escrupulosamente legal, y ellos no están acostumbrados a manejar cosas tan limpias. No entienden qué es esa cosa tan clara de la legalidad a la luz del sol. No es culpa nuestra. Hemos hecho todo dentro de la sociedad y de la legalidad. No podemos hacer más."




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14 luglio 2011

Berlusconi invita Englaro ad aspettare

POST SCRITTO L'8 FEBBRAIO 2009

Oggi al telegiornale ho sentito che Berlusconi invita Beppino Englaro ad aspettare la legge; ha aspettato tanti anni, che aspetti ancora un altro po'. E' un invito che ha il sapore di una beffa, considerato il tipo di legge che è in arrivo. Cosa dovrebbe aspettare Englaro? Che la volontà di sua figlia venga calpestata?




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2 luglio 2011

Come convincere Obama a sostenere il matrimonio gay

POST SCRITTO IL 26 NOVEMBRE 2008

La posizione di Obama riguardo ai matrimoni gay è simile a quella di Marco Pannella (che però è motivata molto diversamente ed
assai meglio): è contrario a leggi che li bandiscano ma è restio a battersi per essi. Obama associa il tema del matrimonio omosessuale al tema dell'aborto, perché entrambi chiamano in causa il suo sentimento religioso. In un'articolo del "New York Times" viene citato un bel brano tratto dal suo libro "The Audacity of Hope":

In one of his books, “The Audacity of Hope,” however, Mr. Obama describes a conversation with a lesbian supporter who became upset when he cited his religious views to explain his opposition.
 
“She felt that by bringing religion into the equation, I was suggesting that she, and others like her, were somehow bad people,” he wrote. “I felt bad, and told her so in a return call. As I spoke to her, I was reminded that no matter how much Christians who oppose homosexuality may claim that they hate the sin but love the sinner, such a judgment inflicts pain on good people.”
 
“And I was reminded,” Mr. Obama added, “that it is my obligation, not only as an elected official in a pluralistic society but also as a Christian, to remain open to the possibility that my unwillingness to support gay marriage is misguided, just as I cannot claim infallibility in my support of abortion rights.”
 
Insomma, sostiene gli "abortion rights" ma è restio a sostenere il matrimonio omosessuale.
 
In un suo comizio del 28 Agosto Obama ha citato una serie di punti su cui Democratici e Repubblicani dovrebbero essere d'accordo (avevo già tradotto una parte di questo brano):
 
We may not agree on abortion, but surely we can agree on reducing the number of unwanted pregnancies in this country. […] I know there are differences on same-sex marriage, but surely we can agree that our gay and lesbian brothers and sisters deserve to visit the person they love in the hospital and to live lives free of discrimination. (Da http://malvino.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2083351)
 
In questo caso aborto e matrimonio omosessuale sono trattati esattamente allo stesso modo. Obama dice: "So che ci sono differenze sui matrimoni omosessuali..." e si riferisce alle differenze tra Democratici e Repubblicani. Dunque, se ne deduce, i Democratici sono a favore del matrimonio gay e i Repubblicani no. E Obama è un Democratico.
 
Un attivista gay potrebbe insomma mettere in difficoltà Obama citandogli questo comizio. A me pare che il matrimonio omosessuale non abbia le implicazioni etiche che ha l'aborto. Qualunque persona con un minimo di sensibilità si augura che gli aborti diminuiscano: Obama dice infatti che vuole ridurre le gravidanze indesiderate. Non direbbe certo ai Repubblicani: dobbiamo unirci per ridurre i matrimoni omosessuali. Se sostiene gli abortion rights dovrebbe a maggior ragione sostenere il matrimonio omosessuale.




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2 giugno 2011

Eleggibilità di Berlusconi: il parere di Al Gore

POST SCRITTO IL 20 NOVEMBRE 2008

Daniele Capezzone nella puntata di "Otto e mezzo" del 14/11/2008 ha detto che secondo Al Gore "Berlusconi sarebbe perfettamente eleggibile negli Stati Uniti" nonostante le sue televisioni.

Penso che si possa dire che abbia riassunto il parere di Gore in modo un po' tendenzioso. Meglio leggere direttamente l'intervista cui Capezzone si riferisce.  

Beppe Severgnini: Giorni fa, a Perugia, ho intervistato Alastair Campbell, lo spin doctor di Tony Blair. Ha detto che in Gran Bretagna e negli USA Silvio Berlusconi sarebbe ineleggibile, a causa della sua presenza nei media.
Al Gore: Non sono d'accordo. Penso sarebbe più difficile, certo. E confesso: non mi considero abbastanza esperto di politica italiana per rispondere a questa domanda. Posso dire però che, quando Mike Bloomberg veniva considerato un possibile candidato alla presidenza, nessuno ha pensato di squalificarlo. Ma ammetto: il peso di Berlusconi in Italia è maggiore. Quindi, è diverso.
Beppe Severgnini: Io non credo che stavolta Berlusconi sia stato eletto grazie alla TV. Ma la sua posizione resta equivoca: provoca autocensure da una parte, isterismi dall'altra.
Al Gore: Mi rendo conto che questo sia un problema.
 




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22 maggio 2011

Voti scomparsi: il caso Crocicchio

Armando Crocicchio, candidato alle comunali di Milano per la lista Bonino-Pannella, risulta avere ottenuto zero voti nonostante abbia votato per sé stesso e vari amici e conoscenti assicurino di avere votato per lui.




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11 maggio 2011

Mollato perché cattolico?

POST SCRITTO IL 23 GENNAIO 2009

"Va bene gay, ma sarai mica cattolico?" è il titolo di uno dei paragrafi dell'
intervista di "Tempi" a Luca Di Tolve. Dopo essere "guarito" dall'omosessualità, Di Tolve è uscito con una ragazza, ma era una laicista e l'ha mollato perché è cattolico. Così almeno suggerisce il titolo. Ma è andata davvero così? Leggiamo:

La prima volta che mi sono ritrovato a fare delle allusioni pesanti su una collega è stata per me una situazione incredibile, assurda, gioiosa. Ho chiesto appuntamento a una ragazza. Siamo usciti e lei ha subito messo in chiaro che era a favore della pillola abortiva. Io le ho detto delle mie esperienze omosessuali, ma questo non l’ha affatto sconvolta. Quando però ho aggiunto che ero cattolico, e quindi contrario alla pillola, mi ha mollato.

Io credo che la ragazza parlasse della pillola anticoncezionale o, più improbabilmente, della pillola del giorno dopo. Non è verosimile che parlasse della pillola abortiva. Ma evidentemente per Luca Di Tolve tutte e tre queste pillole sono abortive e secondo lui un cattolico non può che essere contrario. Per fortuna la maggioranza dei cattolici la pensa diversamente.




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3 aprile 2011

Sulla scarpa di Pinelli la signora Calabresi si contraddice

POST SCRITTO IL 19 GENNAIO 2009

A pagina 68 del libro di Gemma Capra e Luciano Garibaldi "Mio marito, il commissario Calabresi" (Edizioni Paoline, 1990) si afferma:

"Il giornalista Marco Massano inventa, sull'Avanti!, che la polizia avrebbe fornito ben tre versioni dei tentativi fatti per trattenere il suicida e, secondo una di tali versioni, una scarpa di Pinelli sarebbe rimasta in mano al brigadiere Panessa. Ed ecco un'istanza: si chieda al teste Benito Sichiero, giornalista de Il Giorno, presente in questura quella notte, se Pinelli avesse ai piedi una o due scarpe. Sichiero è chiamato: sì, Pinelli, dopo la caduta, aveva due scarpe e non una soltanto. Ma chi ha detto che una scarpa è rimasta in mano al brigadiere? Nessuno dei presenti. Però, se l'Avanti! lo ha scritto, qualcuno l'avrà pur detto! E così, il ridicolo e il discredito vengono gettati sulla polizia."

A pagina 71 si accenna nuovamente al "particolare della versione della scarpa rimasta in mano al brigadiere, inventato dall'Avanti!"*.

Qualche anno dopo, intervistata da Bruno Vespa, Gemma Capra dice cose completamente diverse: il particolare della scarpa le sarebbe stato riferito da suo marito la notte stessa in cui Pinelli morì.

Dal libro "La sfida" (Mondadori, 1998):

"Quando Gigi tornò, mi raccontò tutto. Mi disse che aveva interrogato Pinelli fino a un certo momento, poi era stato chiamato da Allegra che gli sollecitava una conclusione perché a Roma avevano fermato Valpreda e lui voleva andare giù con il verbale. Allegra rimproverava spesso a Gigi il suo modo di interrogare. Lui permetteva che i fermati fumassero, prendessero il caffè, andassero in bagno, si alzassero, interrompessero l'interrogatorio. Allegra era molto più rigido.
Suo marito uscì dalla stanza in cui stava Pinelli...
Sì, con Pinelli erano rimaste cinque persone, tra cui un ufficiale dei carabinieri. Mentre Gigi stava da Allegra sentì che un suo collaboratore gli correva incontro gridando: si è buttato, si è buttato. Tenevano la finestra aperta perché si fumava. Gli dissero che Pinelli si era buttato e un brigadiere aveva tentato di fermarlo, gli era rimasta una scarpa di Pinelli in mano..."

Nella sentenza di Gerardo D'Ambrosio è scritto che "Pinelli nella precipitazione perse una delle scarpe che fu rinvenuta ad una certa distanza dal corpo". Forse è stata la vista di Pinelli senza una scarpa ad ispirare la panzana.

Che Gemma Capra sia caduta così platealmente in contraddizione è veramente stupefacente, così come è stupefacente che Gerardo D'Ambrosio in un'intervista a "Sette" abbia affermato che secondo l'anarchico Pasquale Valitutti il commissario Calabresi non si trovava nella stanza quando Pinelli cadde, mentre Valitutti aveva detto il contrario e lo smentì, costringendolo a rettificare. In entrambi i casi l'intervistatore non ha avuto nulla da obiettare. 

NOTE

*Io so che fu il Corriere della sera a riportare questo particolare: solo il libro di Gemma Capra cita l'Avanti. Forse ne hanno parlato entrambi i giornali.




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14 marzo 2011

"La storia siamo noi": puntata su Calabresi

POST SCRITTO IL 20 GENNAIO 2009

Questa
è la puntata del 14 Maggio 2008 della trasmissione "La storia siamo noi", intitolata "La prima vittima. Storia di Luigi Calabresi".

La tesi del suicidio di Pinelli da tempo non è più di moda: la verità di stato è quella del malore. Ecco dunque Giampaolo Pansa che dice: "quelle finestre mi avevano sempre colpito perché hanno un'inferriata molto bassa".  Raffaele Valentini, che è stato nell'Ufficio Politico della Questura di Milano dal '68 al '74, afferma: "Adesso l'inferriata è stata rialzata per motivi di sicurezza, ma prima arrivava più in basso, poco più di 50 centimentri".

In realtà nella sentenza di Gerardo D'Ambrosio si parla di 92 centimetri.

Gerardo D'Ambrosio descrive così la caduta:

"L'ipotesi che feci io è che avesse perso l'equilibrio con l'impatto con l'aria improvviso, col fresco, e che quindi, cercando di appoggiarsi, si è piegato sulla ringhiera e ha fatto quel movimento di rotazione che coincideva perfettamente coi rami rotti che figuravano... ed ecco per quale ragione io dissi che era stato un malore".

Anche Mario Calabresi, figlio del commissario, sembra credere alla tesi del malore, e fa un'affermazione davvero sorprendente:

"E poi c'è la frase scellerata che l'allora questore di Milano dice poche decine di minuti dopo la morte di Giuseppe Pinelli. Dice: Pinelli si è suicidato cadendo da una finestra dell'ufficio del commissario Calabresi".

Frase scellerata? La tesi del suicidio non è stata sostenuta solo dal questore ma anche da Luigi Calabresi e da sua moglie Gemma Capra, che nel libro "Mio marito, il commissario Calabresi" (Edizioni Paoline, 1990), scritto assieme a Luciano Garibaldi, cerca di convincere il lettore che Pinelli si è suicidato.

La differenza è che il questore affermò che Pinelli era gravemente indiziato, mentre nel suo libro Gemma Calabresi riconosce che non c'entrava con la strage di Piazza Fontana. Se però si considera Pinelli una brava persona diventa un po' difficile spiegare il perché del presunto suicidio. D'Ambrosio infatti afferma che Pinelli probabilmente si trovava, per via dell'interrogatorio, in una situazione di disagio, "ma non tale da indurlo al suicidio"; la sua tesi però è altrettanto poco convincente: se è stato un malore perché han detto che si è suicidato?




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11 febbraio 2011

Ammonimento dell'Onu contro l'insostenibile crescita demografica

Ammonimento dell'Onu contro lo sviluppo insostenibile della popolazione

di CARLO LAVALLE

La crescita della popolazione mondiale va stabilizzata per evitare una situazione di insostenibilità. Perché questo accada è necessario far scendere la fertilità per un lungo periodo sotto il livello di sostituzione, che assicura semplicemente il rimpiazzo delle generazioni, in maniera da controbilanciare la maggiore longevità.

Il monito viene del rapporto “World Demographic Trends" elaborato dalla Population Division delle Nazioni Unite in vista dello svolgimento della 44a sessione della Commissione su popolazione e sviluppo prevista per il prossimo 11-15 aprile 2011.

Alla fine del 2011 il pianeta si appresta ad ospitare 7 miliardi di abitanti. Per aggiungere gli ultimi due miliardi di esseri umani ci sono voluti intervalli temporali di soli 12 anni.

Malgrado il tasso di sviluppo della popolazione sia in declino gli incrementi demografici annuali restano in media ancora significativi (79 milioni per anno). La responsabilità di questa tendenza è in parte riferibile a fattori d'inerzia demografica indotta da una più elevata quantità di giovani in età riproduttiva rispetto al passato.

Per il futuro le proiezioni dell'Onu considerano diversi possibili scenari correlati ai livelli di fertilità, calcolata generalmente in base al numero di figli per donna durante la sua vita riproduttiva.

Le stime mostrano come anche piccole variazioni della fertilità dal livello di sostituzione possano portare a considerevoli cambiamenti nelle dimensioni della popolazione mondiale.

Nell'ipotesi più pessimistica (high scenario), posto un tasso di fertilità intorno ai 2,2-2,3 figli per donna, si raggiungerebbe l'apice della crescita toccando la quota stratosferica di 30 miliardi di individui entro il 2300.

Il dinamismo demografico resterebbe più accentuato nei paesi meno sviluppati e in particolar modo in Africa la cui popolazione, pure con significative riduzioni di fertilità, sarebbe comunque destinata ad aumentare del 150% nel 2100.

Lo scenario intermedio, comunemente accettato come il più probabile, descrive invece un diverso andamento con un picco di crescita di 9,4 miliardi di persone nel 2070 seguito da un process0 di relativa stabilizzazione.

Senonché niente garantisce, afferma il documento, che questa evenienza diventi realtà effettiva senza predisporre adeguati interventi.

Sarà difficile che i paesi a fertilità alta riescano a diminuire i propri livelli in modo sufficientemente rapido e che quelli a fertilità intermedia possano decrescere fino al livello di sostituzione.

Davanti alla sfida di una eccessiva espansione della popolazione, secondo gli esperti delle Nazioni Unite, uno spunto importante è stato dato dalla Conferenza mondiale sulla popolazione del 1974 che ha raccomandato l'adozione di programmi di pianificazione familiare, incluso il diritto ad essere informati sui metodi contraccettivi. I governi che hanno recepito e applicato le misure indicate sono stati in grado nel tempo di ottenere i maggiori risultati nel controllo della fertilità.

Da "La Stampa" del 9/2/2011




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14 gennaio 2011

Una lettera aperta trasformata in intervista

POST SCRITTO IL 24 GENNAIO 2009

Su zenit.org il 21 Gennaio è uscito
un articolo di Antonio Gaspari intitolato "Non si può uccidere Eluana. Le condizioni di Eluana sono migliorate". L'articolo si presenta come un'intervista ad Antonella Vian, un medico di Seregno (dentista, a quanto pare).

In realtà non si tratta di un'intervista: Gaspari ha riciclato una lettera aperta di Antonella Vian pubblicata l'8 Gennaio su una pagina a cura del Movimento per la vita. Tutte le frasi riportate da Gaspari sono tratte dalla lettera aperta.
 
Di Antonella Vian aveva già parlato il "Quotidiano Nazionale" lo scorso 26 Novembre (il giorno dopo il compleanno di Eluana) in un articolo di Gabriele Moroni:
 
Nel pomeriggio festa di compleanno in strada, davanti alla clinica. Antonella Vian, medico di Seregno, dispone due torte con le candeline e cartelli in sequenza come per un conto alla rovescia. "Papà" - si legge alla data del 25 Novembre - "oggi è il mio compleanno, fa' che non sia l'ultimo".




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15 dicembre 2010

Mara Carfagna: Berlusconi risolve e Speciale è senza macchia

POST SCRITTO IL 6 DICEMBRE 2008

Nella trasmissione "Le invasione barbariche" Mara Carfagna ha detto che Berlusconi ha risolto il problema rifiuti a Napoli e l'emergenza sicurezza. Subito dopo ha aggiunto: "Bisogna essere realisti". Ciò che aveva appena detto non era insomma propaganda ma, al contrario, un esempio di realismo: Berlusconi risolve.

Si è parlato anche del generale Speciale, che la Carfagna ha dipinto come un galantuomo senza macchia ingiustamente perseguitato. 

Suggerisco a Mara Carfagna la lettura di questi articoli:

Intrighi e guerre di potere: la vera storia del caso Speciale

Speciale pretendeva orologi e argenteria: per anni ho pagato, ora rivoglio tutto

Gite in montagna e pesce fresco in baita: così Speciale usava l'Atr della Guardia di Finanza

Le spigole di Speciale ci sono costate 32.000 Euro

Speciale e la gita sulle Dolomiti con l'ATR della Guardia di Finanza

Il primo degli articoli che ho segnalato lo voglio riportare qua (così ci posso anche aggiungere il link al pezzo del "Giornale"):

Dietro alla vicenda della Guardia di finanza lombarda incroci con il Sismi dell'era Pollari

Intrighi e guerre di potere
la vera storia del caso Speciale

Gli ufficiali da trasferire non si erano mai occupati di Unipol

di CARLO BONINI

SEMBRA una storia limpida, "il caso Visco". Non lo è. Perché monca e sapientemente manipolata. E, come in tutte le storie manipolate, i fatti ne nascondono un'altra. Che racconta le mosse oblique del vertice della Guardia di Finanza e ne svela le ragioni velenose. È notizia di ieri. Il "Giornale", di proprietà della famiglia Berlusconi, "documenta" un brutto affare. In un verbale del 17 luglio 2006, il comandante generale della Finanza, Roberto Speciale, riferisce all'Avvocatura dello Stato di essere stato oggetto di indebite, insistite e minacciose pressioni da parte del viceministro per l'Economia Vincenzo Visco per trasferire quattro alti ufficiali in servizio a Milano.

Quattro ufficiali che, in quel momento "lavorano all'inchiesta" che ha tolto serenità ai Ds, "il caso Unipol". La richiesta di trasferimento non ha nessuna apparente motivazione se non quella, "inconfessabile" di punire servitori dello Stato considerati politicamente inaffidabili dai nuovi inquilini di Palazzo Chigi. Il comandante Speciale resiste coraggiosamente all'arroganza del viceministro e la spunta. I quattro ufficiali restano al loro posto. Il fatto non è nuovo (le cronache del luglio 2006 riferirono diffusamente del conflitto tra comandante generale e viceministro), ma il verbale di Speciale offre pathos, sollecita indignazione. Tra il 13 e il 17 luglio 2006, sembra di vederlo, il generale mentre, assediato nel suo ufficio di viale XXI aprile, prova a spiegare a Visco che non può dare corso immediato a trasferimenti imposti del ministro senza violare la legge. Che esistono delle procedure da rispettare e che a quelle lui starà. Sembra di vederlo ancora, ventilare stoicamente le dimissioni il 17 luglio 2006, quando dall'ufficio del viceministro arrivano arroganti minacce.

La cronaca del "Giornale" porta la firma di Gianluigi Nuzzi. E il dettaglio non è neutro. Serve a entrare nella storia del "caso Visco", a ricostruirne con esattezza i passaggi. A illuminarne i protagonisti. Nuzzi ha ottime fonti nella Guardia di Finanza. Ha tenuto dei corsi alla scuola della Guardia di Finanza. Nella Guardia di Finanza ha raccolto il brogliaccio di un'intercettazione mai trascritta che, nel gennaio 2006, documenta la ormai celebre conversazione telefonica tra Piero Fassino e Giovanni Consorte ("Abbiamo una banca...") che sprofonda i Ds in uno psicodramma. Ma, soprattutto, Gianluigi Nuzzi ha un amico importante nelle Fiamme Gialle: il generale Emilio Spaziante, che della Guardia di Finanza è stato capo di Stato Maggiore dal luglio 2005 al marzo scorso, quando viene nominato vicedirettore del Cesis (organo di coordinamento dei nosti servizi segreti). Nuzzi e Spaziante si conoscono da tempo e insieme, nel 2004, inciampano in una fuga di notizie per un'indagine sui bilanci dell'Impregilo. Vicenda che appare dimenticata, ma che, nel gennaio 2006, quando si consuma la fuga di notizie su Fassino e Consorte, a molti sembra utile ricordare.

Estate 2006, dunque. Visco è appena arrivato all'Economia, il generale Emilio Spaziante è a Roma ormai da un anno quale capo di Stato maggiore. Fino all'anno prima, ha comandato la Regione Lombardia. E la Lombardia e Milano sono da sempre il suo "collegio". Non c'è foglia che si muova nei comandi territoriali che lui non sappia. Quando dunque lascia per il comando a Roma, Spaziante impone quale suo successore un amico fraterno, un compagno di corso: il generale Mario Forchetti. Per Spaziante è una garanzia doppia. Non solo per l'amicizia, ma per il network che li lega. Entrambi sono stati ufficiali del "II Reparto", l'intelligence della Guardia di Finanza, l'occhio e l'orecchio che lavora in perfetta osmosi con il Sismi dell'ex generale di corpo d'armata della Fiamme Gialle Nicolò Pollari e da cui Pollari pesca decine e decine di suoi ex ufficiali.

Il Sismi di Pollari - la Guardia di Finanza della Lombardia - il capo di Stato Maggiore Emilio Spaziante. E' un triangolo d'acciaio che ha il suo baricentro a Milano dove, in quei mesi, molto bolle in pentola. Non solo le inchieste sulle scalate bancarie e sul caso Unipol, ma anche le vicende di Telecom, le singolari intrusioni nelle anagrafi tributarie alla ricerca di qualche buona notizia sullo stato dei patrimoni dei leader del centro-sinistra.

Epperò, ecco che nel luglio del 2006, il network sembra doversi improvvisamente spezzare. In giugno, il comandante generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, sollecita il viceministro Visco a dare corso a una cinquantina di avvicendamenti di alti ufficiali stilata nei mesi precedenti. Visco prende tempo e chiede di poter prima compiere un giro di orizzonte. Riunisce i direttori generali delle amministrazioni civili dello Stato, i vertici della Guardia di Finanza, chiedendo che su quella lista di trasferimenti faccia le loro osservazioni non solo il generale Spaziante, ma anche l'allora comandante in seconda Italo Pappa e l'ufficiale che dovrà succedergli, il generale Sergio Favaro. Per quel che ne riferiscono oggi fonti qualificate al ministero dell'Economia, Visco raccoglie da Favaro e Pappa un'opinione condivisa che a Milano e nella Lombradia esista "una criticità". Nessuno aggiunge di più. Ma il network che fa capo a Spaziante non è un segreto per nessuno.

Visco chiede dunque al Comandante generale di integrare la lista di trasferimenti già pronta con quattro nomi: il comandante regionale della Lombardia, generale Forchetti; il comandante del Nucleo provinciale Regionale della Lombardia, colonnello Lorusso; il comandante del Nucleo provinciale della polizia tributaria di Milano, colonnello Pomponi; il gruppo dei servizi di polizia giudiziaria, Tomei.

I quattro ufficiali da trasferire diventano presto tre (Tomei scompare dall'orizzonte). E il 13 luglio 2006, a leggere il suo verbale pubblicato dal "Giornale", il comandante generale Speciale entra nel suo personale inferno. Curiosamente, però, lo stesso generale omette di riferire cosa accade il 14 di luglio. Con una nota al viceministro Visco, lo informa di aver predisposto l'avvio dei procedimenti di trasferimento. Indica anche a quali nuovi incarichi saranno destinati: Forchetti sarà il nuovo comandante generale della Regione Piemonte; Lorusso il nuovo capo di stato maggiore del comando interregionale di Milano; Pomponi andrà al comando generale a Roma.

Passano i giorni e al ministero monta l'irritazione perché non si ha alcun segno che quel che Speciale ha scritto nella sua nota avrà un seguito. Ma lo stallo ha una ragione. Consente di manovrare a chi deve impedire che il triangolo Sismi-Spaziante-Milano si spezzi. Viene costruito un primo falso. Che i tre ufficiali da trasferire paghino il loro coinvolgimento nell'indagine Unipol. In realtà, nessuno di loro vi ha mai messo mano. All'inchiesta (e alle sue intercettazioni) hanno lavorato, a Milano, gli uomini del nucleo di polizia valutaria di Roma. Piuttosto è vero che il brogliaccio dell'intercettazione Consorte (di cui si è avuta "fuga di notizie") è stato redatto nella caserma milanese di via Filzi, sede del nucleo di polizia tributaria (quello comandato da Pomponi). Il resto è un gioco da ragazzi. La notizia dei trasferimenti contesi obbliga l'Avvocatura generale dello Stato ad aprire un fascicolo per conoscere "eventuali addebiti disciplinari" sul conto degli ufficiali in predicato di trasferimento. E il caso viene affidato a Manuela Romei Pasetti, amica di famiglia del generale Spaziante. Che, insieme a Speciale, viene sentito ad horas negli uffici della caserma di via Filzi a Milano. I generali Pappa e Favaro, che pure avrebbero qualcosa da dire, e di diverso, dovranno aspettare settembre e saranno sentiti in Procura.

A fine luglio 2006, la partita è chiusa. Spaziante e Speciale hanno vinto. Gli ufficiali da trasferire restano al loro posto. Come i veleni di quella storia. Buoni per essere riproposti ora, che si ricomincia a parlare di un nuovo comandante generale della Guardia di Finanza.

(23 maggio 2007)

AGGIORNAMENTO DEL 15 OTTOBRE 2009

Per la faccenda delle spigole (non molto rilevante, in verità) Speciale è stato generosamente assolto dalla Corte dei Conti.




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16 novembre 2010

Ciò che ha detto Andrea Camilleri sulla Gelmini

POST SCRITTO IL 18 NOVEMBRE 2008

Lo scrittore Andrea Camilleri è stato molto criticato per aver detto che la Gelmini non è un essere umano. Pochissimi però hanno precisato che voleva dire che è una marziana, cosa che ovviamente rende il tutto molto meno pesante.

Dall'
"Unità" del 10/11/2008

LA TRASCRIZIONE Ecco la fedele trascrizione delle parole pronunciate da Andrea Camilleri durante l’assemblea degli studenti del Liceo Classico Mamiani, a Roma giovedì 6 novembre.

«La ministra Maria Stella Gelmini non è un essere umano, bisognerebbe farla esaminare da un qualche specialista di chimica od altro, per capirne la composizione. Non è un essere umano perché è una replicante di Silvio Berlusconi, come tanti altri ministri di questo governo, che è il primo governo marziano della storia d'Italia. Vengono da un altro mondo. Con loro non si può dialogare».

Dunque non è non-umana la ministra Gelmini. È alieno tutto il governo, lei compresa. Insiste Camilleri: «Silvio Berlusconi si è creato un suo vocabolario personale, nel quale le parole sono intercambiabili e assumono significati diversi, a seconda delle circostanze. Non è il nostro. Gianfranco Fini , faccio solo un esempio, adopera il nostro stesso vocabolario, anche se ci va a cercare parole diverse che io non cerco. Ultimamente ci è andato a cercare la parola Resistenza che non aveva trovato nel vocabolario berlusconiano, e questo è un gran bene».
 
Non fa quindi corretta informazione 
Peppino Caldarola quando scrive:

Con l’aria di chi si sorprende per la battutaccia sulla Gelmini («non è un essere umano»), lunedì si è fatto intervistare dall’Unità per rincarare la dose di veleno. La nuova versione di Camilleri spiega che la Gelmini «non è un essere umano» in quanto è una dei «replicanti» che affollano quel «governo di marziani» diretto dall'extra-terrestre Silvio Berlusconi.

Non c'è nessuna nuova versione. Camilleri ha detto così anche la prima volta.




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12 ottobre 2010

Mara Carfagna donna di destra: Dio, Patria e Famiglia

POST SCRITTO IL 27 NOVEMBRE 2008

Intervistata da Daria Bignardi
 nel programma "Le invasioni barbariche", Mara Carfagna dice di essere stata una simpatizzante dell'MSI e poi di Alleanza Nazionale precedentemente alla svolta di "Fiuggi". Poi aggiunge:

Io sono sempre stata una donna di destra, più che di centrodestra. Dio, Patria, Famiglia sono valori, affermazioni che oggi possono sembrare polverose, però, se rivisitate, ancora oggi hanno una certa attualità. 

Però all'autorevole rappresentante di Dio Luigi Amicone, che in un'intervista su "Tempi" la incalza invitandola a mettere su famiglia e fare figli, Mara saggiamente risponde: calma bello, non c'è fretta. 

Luigi Amicone: Tosta la signorina. Ma ha anche 33 anni. Il tempo di mettere su famiglia e fare figli. C'entra tutto questo con i suoi progetti?

Mara Carfagna: Certo che sì. Farò famiglia, il desiderio di avere figli è forte. Ma sono consapevole che per "tutto questo", come dice lei, occorre avere tempo, energie, volontà da dedicare. Cosa che evidentemente oggi non mi è possibile. Perciò, quando posso, quando i tempi di lavoro me lo consentono, mi dedico alle coccole e ai giochi con un bimbo di nove mesi di cui sono madrina di battesimo.




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14 settembre 2010

Bossi: non si può fare il testamento biologico da malati, e neanche da sani

POST SCRITTO IL 21 NOVEMBRE 2008

In
un'intervista al "Corriere della sera" Umberto Bossi mostra una certa sensibilità nel commentare la vicenda di Eluana Englaro, però poi, quando si passa alla politica, ecco cosa riesce a dire riguardo al testamento biologico:

"Per prima cosa, una cosa del genere non dovrebbe essere fatta quando una persona è già malata. Perché lì la volontà è già deviata, dal dolore e ancor di più dalla paura. Mentre se lo si fa quando si sta bene, molto spesso è per motivi ideologici. Uno viene convinto dai mass media. Dai fetentoni come lei."

Poco prima aveva detto: "È la persona che dovrebbe decidere, nessun altro".

Irritante, vero? Eppure c'è qualcuno che questa doppiezza così sfacciata la chiama "assoluto buon senso"

NOTA

La citazione di Bossi che apre il suo post Malvino l'ha aggiunta in un secondo momento (gliel'ho segnalata io in un commento), ma non ha avuto bisogno di modificare il testo del post: aveva capito tutto senza bisogno di leggere quel brano.




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